Negli ultimi anni si è molto discusso della possibilità che le protesi al seno, impiantate a scopo estetico o ricostruttivo, possano aumentare il rischio di sviluppare tumori mammari. Vediamo cosa dice la scienza a riguardo.
Innanzitutto, è importante chiarire che le protesi mammarie non causano direttamente il cancro al seno. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato che possono complicare la diagnosi precoce di un eventuale tumore, in quanto rendono più difficile l’esame clinico e strumentale della ghiandola mammaria.
In particolare, secondo i dati raccolti dall’FDA americana e dall’Agenzia Australiana per i Farmaci e i Dispositivi Medici, le donne con protesi hanno una probabilità leggermente superiore (tra l’1% e il 2% in più) di sviluppare un linfoma anaplastico a grandi cellule associato alle protesi (BIA-ALCL), un tumore raro che si forma nel tessuto che circonda la protesi.
Tuttavia, è importante sottolineare che si tratta di una probabilità molto bassa (1-2 casi ogni 10.000-100.000 donne con impianto) e che il BIA-ALCL è altamente curabile se diagnosticato precocemente.
In generale, non esistono prove scientifiche che le protesi aumentino in modo significativo il rischio di carcinomi mammari. L’importante è che le donne con impianti continuino a sottoporsi agli screening mammografici e all’autopalpazione per individuare eventuali noduli sospetti.
In sintesi, sebbene le protesi possano complicare la diagnosi, non causano direttamente il cancro al seno. Con i dovuti controlli, il rischio rimane molto basso. È comunque consigliabile parlare del rapporto rischi-benefici con il proprio medico prima di sottoporsi all’intervento.