Prevezione

La tomosintesi mammografica, nota anche come mammografia 3D, rappresenta l’evoluzione più recente nel campo dello screening del tumore al seno. Rispetto alle tradizionali mammografie digitali è in grado di fornire immagini ancora più dettagliate e attendibili.

Ma come funziona esattamente? La tomosintesi sfrutta lo stesso principio dei raggi X della mammografia, ma acquisisce una serie di immagini del seno da angolazioni leggermente diverse durante una rotazione di circa 15°. Grazie a questi scatti multipli e ad avanzati software di ricostruzione computerizzata, è possibile generare sezioni sottili e sovrapposte del seno.

Il grande vantaggio è che le strutture anatomiche sono così separate tra loro, eliminando le sovrapposizioni che nelle mammografie tradizionali possono mascherare noduli. I radiologi possono “sfogliare” le immagini 3D alla ricerca di anomalie, con un livello di dettaglio ancora maggiore.

Uno studio recente ha dimostrato che la tomosintesi è in grado di rilevare circa il 40% in più di tumori rispetto alla mammografia digitale, riducendo al contempo del 40% i falsi allarmi. Si rivela particolarmente efficace nelle donne con seno denso.

In sintesi, questa tecnologia rappresenta un notevole passo avanti nella prevenzione precoce dei tumori al seno, grazie alla sua capacità di “sbucciare” letteralmente gli strati del tessuto mammario.

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